
Palermo, 21 ottobre – Era stato accusato dalla Guardia di Finanza di Palermo di aver inserito false dichiarazioni nei moduli per richiedere all’Inps il Reddito di Cittadinanza e di aver incassato illecitamente oltre 8mila euro, causando una truffa all’ente pubblico e un danno erariale. Dopo un processo durato oltre quattro anni, L.L., 26enne di Monreale assistito dall’avvocato Giada Caputo, è stato assolto dal giudice monocratico del Tribunale di Palermo con la formula «perché il fatto non sussiste».
Nel luglio del 2023 i finanzieri, in seguito a una segnalazione anonima, avevano avviato una verifica sulla documentazione ISEE presentata da L.L. per ottenere il reddito di cittadinanza. Oltre al sequestro e al controllo dei documenti trasmessi all’Inps, avevano effettuato accertamenti presso la residenza del giovane e anche nell’abitazione dei genitori, per verificare le reali condizioni economiche e confrontarle con le carte presentate.
Al termine delle indagini preliminari, la Procura della Repubblica aveva disposto il rinvio a giudizio di L.L. davanti al Tribunale penale di Palermo per truffa aggravata ai danni di un ente pubblico e indebita percezione di denaro. Durante l’interrogatorio il giovane monrealese si era dichiarato del tutto estraneo alle contestazioni, sostenendo la veridicità di quanto riportato nei moduli, peraltro compilati da un Caf cittadino.
L’avvocato Giada Caputo ha depositato un accertamento contabile a dimostrazione della corretta indicazione sia della situazione economica sia della composizione del nucleo familiare, oltre che dell’effettiva residenza di L.L. Ha inoltre citato alcuni testimoni per provare la residenza, in contrasto con quanto sostenuto dalla Guardia di Finanza. Il rappresentante delle Fiamme Gialle, sentito in aula, ha dichiarato di non aver potuto disporre accertamenti tali da dimostrare la responsabilità dell’imputato.
Il difensore ha poi contestato l’inquadramento del reato: non si trattava di truffa aggravata, ma della fattispecie prevista dalla normativa sul reddito di cittadinanza. La Procura della Repubblica aveva chiesto la condanna a un anno di reclusione. Il Tribunale, dopo due ore di camera di consiglio, ha accolto la richiesta della difesa e ha assolto L.L. «perché il fatto non sussiste».
«Rimane per il mio assistito – ha evidenziato Giada Caputo – l’amarezza di avere atteso un processo per 4 anni prima di essere assolto».


