A Monreale si “cantano” le rime di Dante tradotte in siciliano

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A Monreale si “cantano” i versi del sommo Dante. Un evento eccezionale in cui i canti della Divina Commedia prendono forma ma con una veste diversa. Nel corso di un evento organizzato dalla Pro Loco di Monreale, infatti, risuoneranno all’interno della Sala Roma del Palazzo Arcivescovile le rime tradotte in siciliano del misilmerese Filippo Guastella.

La versione scelta per l’evento proposto dalla Pro Loco di Monreale e curato da Romina Lo Piccolo, che si presenta oggi pomeriggio alle 17 al salone Roma del palazzo arcivescovile, è la meno conosciuta in assoluto. La versione del misilmerese Filippo Guastella, pubblicata nel 1923.

Guastella non era un letterato, era medico condotto di Misilmeri e partecipava a tutte le problematiche del suo paese: fu tra i promotori del movimento cooperativo agricolo in Sicilia, fondò e diresse la Cooperativa agricola di Misilmeri, scrisse un saggio sul colera che nel 1911 aveva colpito Misilmeri. La sua traduzione della Divina Commedia è dedicata alle figlie Nannina e Ninfa, e Guastella traccia un delicato quadretto familiare quando, proprio nella dedica, scrive che le ragazze avevano partecipato alla traduzione che definisce “lieta occupazione delle lunghe sere invernali, attorno al focolare domestico”.

L’obiettivo di Guastella era di far conoscere la Commedia di Dante al maggior numero possibile di lettori, offriva la sua traduzione soprattutto a chi non aveva grandi studi alle spalle. Obiettivo raggiunto, le sue terzine dantesche erano molto popolari e l’opera venne anche premiata dal Ministero dell’Educazione Nazionale. Oggi, nell’evento organizzato dalla Pro Loco la lettura dei passi scelti sarà introdotta da giovani studenti: a loro, alle loro parole, è affidato l’impegnativo compito di rinnovare il legame tra Dante e la Sicilia

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